Il senso di umanità. Gli scritti di Alessandro Margara al SEAC

14 Gennaio 2014 / Comments (0)

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Per diversi anni, sia nel ruolo di Magistrato di Sorveglianza, sia come Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Alessandro Margara partecipò ai convegni nazionali del SEAC, talvolta portando un semplice saluto, a volte con interventi più articolati. Abbiamo voluto trascrivere e raccogliere in un opuscolo i testi di queste conversazioni anzitutto come omaggio ad una persona che, lungo tutto il corso del suo lungo e intenso impegno professionale e sociale, ha mostrato di credere profondamente al ruolo del volontariato in ambito penitenziario: Il senso di umanità. Gli scritti di Alessandro Margara al SEAC (prima parteseconda parte)

Nelle occasioni ufficiali i rappresentanti delle istituzioni sottolineano spesso l’indispensabile apporto del volontariato nella gestione delle questioni sociali; poi nella vita ordinaria, faticano a riconoscere al volontariato autonomia e progettualità.

Alessandro Margara ai volontari non ha mai fatto i salamelecchi: chi cerchi in queste pagine qualche parola celebrativa ha da penare invano. Però è stato un convinto sostenitore del dialogo da tessere fra la persona in esecuzione penale e la società di cui questa persona è parte, e in cui deve reinserirsi pienamente. Il volontariato secondo lui aveva la possibilità, e quindi il compito, di costruire e rinsaldare i legami che il reato e la pena avevano interrotto (o che forse non c’erano mai stati, se è vero che il carcere raccoglie il concentrato del disagio di una società). Non faceva i complimenti al volontariato: lo indirizzava, lo aiutava, lo sosteneva. Lo brontolava anche, se non faceva bene.

Da parte sua, per il volontariato era sempre disponibile, che si trattasse di intervenire ad un’attività formativa, oppure di esaminare un caso concreto, o di dare un parere sull’interpretazione di una norma. Questi scritti, indirizzati ai volontari di ieri, rappresentano un piccolo magistero per i volontari di oggi e anche di domani. Vi sono considerazioni, osservazioni, raccomandazioni che per la loro attualità potrebbero essere state fatte non dieci anni fa, ma il mese scorso. In particolare colpisce il continuo richiamo a non fissare l’attenzione sul solo carcere, ma a impegnarsi sempre di più intensamente nella gestione delle misure alternative. Esortazioni profetiche, oggi rese più possibili che in passato dalla normativa vigente, ma che devono entrare appieno nella mentalità e nella prassi di nostri territori.

Mentre ringraziamo Alessandro Margara per tutto quello che ci ha dato con i suoi scritti, il suo esempio, la sua amicizia, ci auguriamo che le sue parole possano continuare ad essere una guida sicura per tutto il volontariato.

Silvia Buoncristiani
coordinatrice SEAC Toscana

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