Giustizia e Solidarietà – Ed. SEAC, Roma, 2000

7 Maggio 2016 / Comments (0)

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Interventi di: Paolo Bolognesi – Mons. Giancarlo Maria Bregantini – Gian Carlo Caselli – Mario Cicala – Don Luigi Ciotti – Franco Corleone – Don Elvio Damoli – Alessandra Faranda Cordella – Livio Ferrari – Giovanna Gioia – Nanni Vella – Laura Volpini

Il tema scelto è esemplificativo di come questo volontariato sia sempre di più impegnato nei percorsi della giustizia, anche se certamente non demorde nelle attività connesse alla detenzione. “Giustizia e solidarietà” è una meteora – metafora che vuole rompere i muri circoscritti delle discussioni politico-giudiziarie per una riappropriazione soprattutto sociale di questa tematica, che dovrebbe uscire dalla mera asserzione, con tutte le teorizzazioni del caso, ed approdare a scelte e politiche precise che riescano a cogliere nella maniera più ampia possibile il sunto fondamentale che questa espressione racchiude.
Perciò discutere su “Giustizia e solidarietà” significa innanzitutto cogliere e rappresentare l’idea di una giustizia riparativa come presupposto di un modello penale diverso da quello attuale, percorrendo strade di consensualità e partecipazione. da contrapporre ai limiti e alle insufficienze dei più tradizionali modelli retributivo e riabilitativo. Questa proposta trae forza dall’esperienza e dall’analisi di quanto sinora avvenuto e cioè dell’inefficacia dei sistemi di giustizia penale fondati su politiche di deterrenza e su programmi di riabilitazione superati.
Quello che si auspica è una vera e propria rivoluzione culturale, grazie alla quale sia possibile giungere ad identificare chiaramente le funzioni, da una parte, di “una giustizia che giudica, che separa, che ordina lo spazio sociale, una giustizia che deve essere di qualità” e, dall’altra, opporsi all’idea della sanzione come unica risposta possibile al fenomeno criminale e investire con più forza, non come è stato fatto sinora solo verbalmente, nella attuazione della mediazione penale, nell’ottica di un’uscita dal codice del diritto e mirando ad una giustizia della reciprocità, fondata cioè sulla riscoperta di valori di cooperazione e di vincoli sociali solitamente mortificati dall’impianto della giustizia ordinaria. Questa proposta è significativa dell’idea che il volontariato ha della necessità di umanizzazione del penale attraverso una maggiore protezione dei diritti e della dignità delle vittime, una maggiore responsabilizzazione dei delinquenti rispetto a quanto può fare la giustizia penale. Certamente la mediazione non può essere vista come una medicina miracolosa, buona per tutti i mali, tuttavia può costituire una soluzione quantomeno per diversi problemi, di cui beneficerebbe l’intero sistema penale.
Oggi il carcere è sempre più popolato da emarginati, persone quasi estranee al territorio e alla normale convivenza ma come tutti bisognose di umanità, lasciate invece chiuse in se stesse, per il pessimo passato e gettando loro briciole che determinano soprattutto una mancanza di futuro. La giustizia passa obbligatoriamente attraverso l’educazione alla legalità, che continua ad essere troppo spesso fondata sul condizionamento a “non fare” piuttosto che sull’esperienza diretta di pratiche di vita fondate sulla responsabilità sociale.
E’ questo il richiamo determinante dei trentatreesimo convegno nazionale, per costruire insieme percorsi di pace sui quali tutti possano transitare, indipendentemente dal loro passato, capacità e forza, perché il presupposto fondante per accedervi è dato dall’impegno e onestà a provarci.

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