Il SEAC

E’ come far volare un aquilone: all’inizio bisogna correre forte tenendolo ben stretto nella mano, in alto tanto quanto il nostro braccio ci consente, finché l’aria non comincia a sollevarlo. Solo adesso puoi mollare la presa, ma è importante continuare a correre mantenendo il filo corto. Questo è il momento più difficile e faticoso ed è quello determinante per la riuscita del volo. Quando l’aquilone ha preso quota lo si affida alla forza del vento perché lo sostenga. Ora non è più necessario correre con lui. Bisogna solo allungare il filo piano piano, controllando sempre che non perda quota. L’aquilone andrà sempre più in alto e, col naso all’insù, lo si potrà ammirare austero, luccicante al sole. Un filo invisibile lo sostiene. E lungo quel filo corre l’amore autentico che non si spezza, l’amore che dà vita, che mai abbandona.


Un aquilone caduto per terra può tornare a volare se qualcuno inizia a correre e lo accompagna, lasciando che il filo si allunghi gradualmente.

Il volontariato penitenziario vuole essere quel filo che accompagna il reinserimento della persona dalla reclusione alla libertà, un ponte che la solidarietà getta tra le due città, quella libera e quella imprigionata.

Il Seac è il Coordinamento dei gruppi di volontariato penitenziario che operano in Italia.  Ogni gruppo che ne fa parte ha una sua denominazione, una sua storia e una sua specificità. Tutti però sono accomunati dalla volontà di affiancarsi alla persona reclusa, per rivendicare i suoi diritti e la sua dignità, per accompagnarla nel suo percorso di reinserimento sociale, per sollecitare la società “libera” a farsi accogliente verso tutti.